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Progetto per la creazione di un Centro sull'Illetteratismo (CERIL)

 
     
     
 

Presentazione

 
 

Il problema
È ormai diffusa la consapevolezza della necessità di non interpretare l’educazione come un problema limitato alla prima parte della vita della popolazione, ma di considerare i fenomeni che investono le condizioni di esistenza nell’età adulta, determinando trasformazioni cultuali e degli atteggiamenti che hanno conseguenza progressivamente più rilevanti sulla vita civile, politica ed economica delle società democratiche.
In Italia per una lunga fase, che si è protratta dal raggiungimento dell’Unità nazionale nel 1861 agli ultimi decenni del Novecento, l’attenzione educativa nei confronti degli adulti è stata attratta soprattutto dalla constatazione degli effetti di marginalizzazione conseguenti alla deprivazione culturale subita da larghi strati della popolazione negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza. Dopo l’entrata in vigore e la progressiva attuazione della riforma della Scuola media del 1962 si è potuto pensare che il problema della deprivazione culturale originaria fosse avviato a soluzione. I giovani che raggiungevano l’età adulta e si inserivano nelle attività produttive potevano disporre di un curricolo scolastico di consistenza media crescente, tale comunque da indurre una stima ottimistica circa il possesso di competenze fondamentali, quali sono quelle alfabetiche (intese in modo comprensivo, come capacità di capire e formulare messaggi scritti e di disporre di un repertorio essenziale di competenze matematiche). Sotto questo aspetto, il quadro della cultura della popolazione italiana tendeva ad avvicinarsi a quello prevalente negli altri paesi industrializzati.
Ma già nel corso degli anni ottanta incominciavano a rivelarsi tendenze capaci di incrinare l’interpretazione ottimistica circa l’evoluzione del profilo culturale della popolazione dei paesi industrializzati. Si incominciarono ad effettuare stime preoccupanti circa la consistenza degli effetti di un fenomeno per molti versi inatteso, quello della regressione delle competenze alfabetiche. Dalle prime stime si è passati, nel decennio successivo, a descrizioni più accurate, sostenute dai risultati di rilevazioni empiriche.
In un primo tempo la regressione delle competenze alfabetiche è stata designata, per analogia con la deprivazione culturale originaria, analfabetismo di ritorno. Ma ci si è resi rapidamente conto che si era di fronte a qualcosa di diverso, e che non si doveva parlare di analfabetismo, sia per sottrarsi all’alone del significato storico della parola, sia perché, nella maggior parte dei casi, non ci si trovava di fronte ad una indisponibilità del codice, ma alla incapacità di utilizzarlo. L’Ocse, insieme a Statistics Canada e all’Educational Testing Service degli Stati Uniti, ha fornito un contributo di grande rilievo per impostare in termini corretti la questione, elaborando un’apposita scala di misurazione ed applicandola a rilevazioni effettuate nella gran parte dei paesi membri. Ciò è avvenuto nell’ambito del programma di ricerche Ials (International Adult Literacy Survey), al quale ha partecipato anche l’Italia. I dati relativi alla popolazione italiana, pur presentando aspetti spiegabili con le caratteristiche proprie dello sviluppo socioculturale ed economico del paese, mostrano che la condizione illetterata investe in modo più grave un terzo della popolazione e in modo meno evidente – tale comunque da segnalare il rischio di involuzione ulteriore - un altro terzo.


La proposta per la creazione di un Centro di Ricerca sull’Illetteratismo

I paesi in vario modo colpiti dalla regressione illetterata stanno variamente reagendo al fenomeno sia accrescendo la loro capacità di analizzarlo e seguirne l’evoluzione, sia elaborando strategie e interventi di contrasto. Su questa linea si colloca la proposta del Laboratorio di Pedagogia sperimentale dell’Università Roma Tre per la creazione di un Centro di Ricerca sull’Illetteratismo. Si tratta:

  • di realizzare un Archivio documentario sul fenomeno;

  • di avviare rapporti di collaborazione e di scambio con centri analoghi operanti in altri paesi;

  • di effettuare studi mirati su determinati strati della popolazione, che possano essere considerati a rischio alfabetico;

  • di cogliere le concomitanze intercorrenti tra le modifiche nel quadro della cultura della popolazione e quelle nei profili professionali;

  • di promuovere la consapevolezza del problema nel pubblico, attraverso iniziative seminariali, convegni, pubblicazioni dedicate.

Primi passi del Centro
Saranno avviati contatti con gruppi di ricerca operanti sul problema dell’illetteratismo presso La Sorbonne e con l’Agence Nazionale pour la lutte à l’Illettrisme, anche in vista dell’organizzazione, per il maggio 2002, di un convegno internazionale per definire lo stato attuale della ricerca nel settore e per la presentazione del Centro.

 
 

 

 
     

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